Nel febbraio 2014, il giornalista Martin Wolf ha scritto un articolo per il Financial Times di Londra dal titolo provocatorio "Enslave the Robots and Free the Poor" (Rendere schiavi i robot e liberare i poveri). Ha esordito con una citazione del 1955, in cui Walter Reuther, capo del sindacato dei lavoratori dell'industria automobilistica statunitense, sottolineava la tensione tra manodopera e automazione durante una visita a uno stabilimento Ford. Questa tensione, come spiega Wolf, è stata un tema ricorrente nel corso della storia, riecheggiando nella letteratura accademica da Karl Marx ad Adam Smith.
La narrazione storica include movimenti come quello dei luddisti, lavoratori tessili e tessitori che si opposero alla meccanizzazione delle fabbriche. Contrariamente a quanto si crede comunemente, la loro resistenza non era diretta contro le macchine in sé, ma contro lo sfruttamento derivante dall'automazione. Questo pone le basi per comprendere l'impatto continuo della tecnologia sul lavoro.
Intelligenza artificiale e Machine Learning panorama lavorativo in evoluzione
L'attuale boom tecnologico, soprannominato Seconda Era delle Macchine, Quarta Rivoluzione Industriale o, secondo Kurzweil, La Singolarità è vicina, introduce nuove tensioni derivanti dall'intelligenza artificiale e dall'apprendimento automatico. Queste tensioni spaziano dai dilemmi etici, illustrati dal problema del tram delle auto a guida autonoma, alle domande esistenziali sul ruolo degli esseri umani in un mondo dominato dall'intelligenza artificiale super intelligente.
In mezzo a questi dilemmi, emerge una domanda fondamentale: come dovremmo strutturare l'economia e la società ora che l'automazione sta sostituendo una parte significativa del lavoro umano? In parole più semplici, cosa succede quando i posti di lavoro vengono sostituiti da macchine economiche e altamente performanti?
Negli ultimi anni si è assistito a un aumento degli studi e degli istituti dedicati alla previsione del futuro mercato del lavoro. Il rapporto Oxford del 2013 sul futuro dell'occupazione ha cercato di classificare i lavori in base alla loro suscettibilità all'automazione. Sebbene i ruoli creativi come quelli degli artisti sembrino meno automatizzabili, eventi recenti, come la vendita di un dipinto generato dall'intelligenza artificiale per 500.000 dollari, mettono in discussione queste ipotesi.
Nel campo dei lavori cognitivi e manuali, non esiste una regola precisa su ciò che verrà automatizzato. Il settore della sicurezza informatica ne è un esempio calzante. Nonostante i progressi nell'intelligenza artificiale, è improbabile che gli analisti della sicurezza vengano sostituiti, data la natura sfumata e complessa del loro lavoro.
La complessità della sicurezza informatica e il ruolo dell'intelligenza artificiale
La sicurezza informatica, un settore costantemente sotto attacco da parte di hacker esperti, richiede un tocco umano. L'intelligenza artificiale, sebbene avanzata, funziona in modo simile al sistema percettivo umano. È in grado di riconoscere modelli, ma non possiede le conoscenze complete di amministratori di sistema esperti.
L'intelligenza artificiale come strumento nella sicurezza informatica
Contrariamente ai timori che l'automazione possa sostituire i posti di lavoro, l'IA nella sicurezza informatica funziona come uno strumento. Amplia la portata del rilevamento delle minacce, rendendo possibile identificare e rispondere ad attacchi sofisticati. Proprio come la calcolatrice ha migliorato le possibilità matematiche, l'IA aumenta le capacità dei professionisti della sicurezza informatica senza sostituire la loro insostituibile comprensione del complesso panorama della sicurezza informatica. Per il prossimo futuro, l'IA rimane un alleato indispensabile nell'arsenale dei difensori, garantendo l'adattabilità necessaria per combattere minacce avanzate in continua evoluzione.
Pubblicato originariamente nel 2018, questo post è stato ripubblicato per riportare le sue riflessioni al centro del dibattito.

